ANAGNI 4 luglio 2012-Quello che è accaduto alla fabbrica di Anagni evidenzia la cattiva politica e la furbizia di certi imprenditori che intascano soldi pubblici senza investire.La vicenda VIDEOCON , azienda storica della Ciociaria è esemplare dell’insipienza dei politici locali, della furbizia degli imprenditori a incassare soldi pubblici e del tradimento che si infligge alle persone che dovrebbero essere le vere beneficiarie degli aiuti di Stato.A seguito della dichiarazione di fallimento, da parte del tribunale di Frosinone , 1.300 persone, sono a casa senza lavoro e l’unica cosa che è loro rimasta è la speranza di ottenere dal ministero del Lavoro un altro anno di cassa integrazione, visto che quella di cui hanno usufruito fino ad ora è finita.Nel 2005 la francese Thomson vuole vendere la fabbrica di Anagni, famosa per il marchio Nordmende. A farsi avanti è una delle più ricche famiglie indiane, quella dei Dhoot guidata dal capostipite Venugopal Dhoot. Prima di vendere i francesi iniettano nella società 185 milioni di euro, buona parte dei quali provenienti dagli enti locali, sia per modificare la struttura produttiva della fabbrica in modo che i nuovi acquirenti non possano fargli concorrenza costruendo componenti in concorrenza, sia per garantire la continuità “produttiva ed occupazionale”.A qual punto arrivano gli indiani che ottengono la concessione di qualcosa come 179,8 milioni di euro ma non per Anagni, che avevano appena comprato, ma per una nuova iniziativa industriale a Rocca d’Evandro.Vista la facilità con la quale in Italia è possibile ottenere soldi pubblici, gli indiani avanzano la richiesta di altri 46,9 milioni di euro questa volta per Anagni in cambio dei quali si impegnano ad aumentare di 73 unità l’occupazione nell’ex stabilimento Videocon.Nel 2008, alla vigilia della scadenza dei tre anni durante i quali i Dhoot si erano impegnati a non licenziare, arriva la doccia fredda: il 20 giugno i Dhoot annunciano di non voler più attuare il contratto di programma di Anagni e propone o la chiusura o il declassamento dello stabilimento a semplice sito di assemblaggio, per il quale servono al massimo 350 persone rispetto alle 1400 impiegate allora.Da qual momento in poi è una lunga agonia. Lo Stato mette in palio 60 milioni di euro per chi rileva la fabbrica, ma da allora ad oggi nessuna proposta seria è stata presentata e nel frattempo i pochissimi che continuavano a lavorare assemblavano solamente componenti provenienti dall’estero mentre la gran parte dei lavoratori se ne è stata a casa in Cassa integrazione.Nel frattempo i fornitori non venivano pagati e gli indiani si danno alla macchia. Pochi giorni fa l’epilogo: Videocon fallita e tutti licenziati. E nel frattempo lo Stato ha speso 106,8 milioni di euro illudendo che bastassero per tenere in piedi una fabbrica decotta, invece di studiare progetti alternativi. Si sono fidati degli indiani, che, nel 1999, avevano già turlupinato lo Stato italiano con la Necchi Compressori. Ma questa è un’altra storia.
Giovedi’ 5 luglio, A.S.La COBAS Frosinone incontrerà una delegazione di Lavoratori per portare il proprio sostegno.
Ci appelliamo alla Regione Lazio e al Ministero del Lavoro affinchè individuino misure idonee non solo di sostegno al reddito ma sopratutto di ricollocazione al lavoro per i 1300 ex dipendenti Videocon.
A.S.La COBAS FROSINONE









