1° maggio: la dichiarazione della Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI-ITUC)

La crisi finanziaria ha colpito più di cinque anni fa, seguita a breve da una più ampia crisi economica. Tale terremoto economico ha mostrato i pericoli insiti nella finanziarizzazione, nell’asservimento dell’economia reale alla finanza e nella crescente disuguaglianza degli ultimi venti anni. Lo shock che ne è risultato ha aggiunto milioni di disoccupati a ranghi già affollati ed ha gettato altri milioni nel lavoro precario. Un gran numero di lavoratori ha perso un posto di lavoro soddisfacente e troppi, con il lavoro, hanno perso anche i diritti fondamentali ad esso collegati.I mercati finanziari globali, aperti dalla deregulation a livello nazionale, hanno prodotto non solo l’attuale crisi economica, ma anche l’instabilità che ha caratterizzato lo sviluppo economico negli ultimi 30 anni, con periodiche bolle e crisi. Ciò ha reso più redditizio fare soldi dai soldi piuttosto che dalla produzione di beni e servizi.
Per reazione, i governi, insieme e separatamente, si sono impegnati in un turbinio di attività senza precedenti, ma i fatti non hanno rispecchiato le loro dichiarazioni. E’ vero che si è agito in modo rapido e concreto per impedire che la Grande Recessione divenisse una Depressione, ma il drastico spostamento verso politiche di austerità in molti paesi sta spingendo l’economia mondiale sull’orlo di una nuova recessione. Inoltre, i governi non sono riusciti a recuperare l’autorità che avevano ceduto ai mercati e ai loro operatori: mercati che non hanno legittimità politica. E, poiché le cause profonde della crisi non sono state affrontate, non è stato fatto nulla per prevenire futuri disastri del mercato finanziario.La pressione da parte dei mercati finanziari e degli operatori finanziari ha anche alimentato un pensiero e un comportamento di breve termine, che ha indebolito i tre pilastri dello sviluppo sostenibile: economico, sociale e ambientale; ha approfondito e peggiorato la situazione dei lavoratori, i diritti dei quali sono sotto attacco da parte di molti governi e imprenditori, sia nazionali che multinazionali.Per milioni e milioni di lavoratrici e lavoratori, lavoro vuol dire sfruttamento e privazione dei loro diritti fondamentali, con retribuzioni povere e condizioni penose. Il modello di sfruttamento che si è diffuso nel mondo, lascia sempre più gente con un lavoro precario o informale e significa solo crescita dell’ineguaglianza.
Le casse pubbliche sono state prosciugate per una serie di salvataggi di banche che hanno condotto a tagli nei programmi pubblici, con un aumento dell’ineguaglianza e un indebolimento delle prospettive di un lavoro dignitoso e di una ripresa sostenibile.La “ripresa” è arrivata solo per quei pochi che hanno causato la crisi, mentre le loro vittime sono sottoposte a ulteriori “punizioni”. Troppe persone, offese dall’ingiustizia, ma non in grado di toccare le élite del potere, si rivoltano contro i loro vicini, compresi gli immigrati dai quali dipendono molte ricche economie. Molti perdono la speranza nelle soluzioni politiche e cadono nell’apatia e nell’isolamento.
In questo Primo Maggio, il Sindacato mondiale esorta i governi ad assumersi le proprie responsabilità e ad unirsi per mettere fine alla crisi. Devono creare posti di lavoro dignitosi e sostenibili e difendere i diritti dei lavoratori.

Chiediamo:
• La regolamentazione globale dei mercati finanziari per ridurre il loro ruolo di dominio sull’economia mondiale e ripristinarli come supporto degli investimenti produttivi per soddisfare le esigenze sociali;
• una vasta gamma di azioni urgenti per occupazione e ripresa, con particolare attenzione alla disoccupazione giovanile, al fine di creare buona, sicura occupazione;
• misure occupazionali, cominciando da una maggiore istruzione e formazione, che assicurerà una generazione pluriennale di posti di lavoro di buon livello e sostenibili, oltre a costituire un elemento importante della lotta all’ineguaglianza e alla povertà;
• risposte alle sfide del cambiamento climatico in modo da avere un reale, dimostrabile impatto sulle emissioni di carbonio, creare “green jobs” (posti di lavoro “verdi”) e rafforzare la sostenibilità sociale;
• una tassazione equa che generi maggiore entrate dai gruppi e dalle aziende con reddito superiore, combatta la frode e l’evasione fiscale, elimini qualsiasi scappatoia e dia un giro di vite ai paradisi fiscali;
• una Tassa sulla Transazioni Finanziarie per impedire rapide transazioni finanziarie, rendendo i mercati finanziari più stabili e meno pericolosi, generando, allo stesso tempo, entrate importanti;
• il pieno rispetto dei diritti sindacali e la promozione di forti sistemi di contrattazione collettiva e dialogo sociale per aiutare la creazione di equità e democrazia;
• una protezione sociale maggiormente estesa, anche attraverso la creazione di uno zoccolo di protezione sociale globale sostenuto da un adeguato finanziamento;
• garanzie dei diritti fondamentali quali il diritto al cibo, all’acqua, alla casa, alla salute e all’istruzione;
• opposizione alle misure di austerità e difesa delle competenze dei governi, in modo che possano governare in modo effettivo, fornire servizi efficaci ed essere rilevanti e credibili – anche per quanto riguarda le misure per influenzare ed incidere sulla direzione dell’economia;
• investimenti significativi in servizi pubblici di qualità e, soprattutto, nel campo dell’istruzione di qualità, quali importanti mezzi per superare la crisi, ma anche come modo per costruire società democratiche nelle quali la gente abbia l’opportunità di vivere vite sane, gratificanti e soddisfacenti.

Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI-ITUC) e (Global Unions)

(traduzione di Alida Di Marzio)


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