Al femminile In evidenza Nazionale — 21 aprile 2012
Basta danze attorno al vitello d’oro – di Don Virginio Colmegna

Teatro-Regole-Gioco

C’è una frase di Ernesto Balducci, di cui fra pochi giorni si celebrerà il ventennale della scomparsa, che mi fa riflettere: “Disimparare la propria lingua per far propria la lingua di coloro che non riescono ad avere udienza nel mondo”. Il significato evidente è quello di dare la parola a chi non l’ha. Per questo si chiede di cambiare prospettiva di vita, di lasciarsi interrogare dal silenzio di chi è escluso dalla società, condividendo ansie e speranze di chi è senza diritto di parola perché anche la sua vita conta e dà valore anche alla nostra. Non mi riferisco solo a quanti sono materialmente poveri, ma a coloro per i quali si usa dire “non c’è più niente da fare”. Chi ha problemi di salute mentale. Chi è dimenticato negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Chi è passato per una sola notte dalla Casa della carità, dopo l’incendio in via Bonfadini, e ha poi accettato l’offerta di ospitalità del Comune di Milano per tentare di uscire dalla condizione di vita disumana dei campi-favelas. E chi ha rifiutato e ha cercato un tetto in modo autonomo.Pensavo questo l’altra sera, mentre in Casa della carità si svolgeva una rappresentazione teatrale che raccontava, dietro la simbologia de “Le regole del gioco”, le difficoltà che il nostro sistema economico crea alla gente comune. Pensavo questo, mentre riflettevo sugli scandali e sullo sperpero di denaro pubblico sottratto per vivere nell’abbondanza da alcuni privilegiati incuranti delle molte persone che fanno fatica a tirare fine del mese.
Deve essere chiaro che uno stile di vita sobrio deve riguardare soprattutto chi ha una responsabilità pubblica, a qualsiasi livello. E non sto parlando di un’esigenza sacrificale o punitiva, ma della felicità della gratuità. L’impegno per gli altri nasce dal condividere esperienze con chi, attraverso la sua condizione, fa sentire ciascuno di noi concretamente responsabile della sorte meno fortunata toccata a queste persone.
Chi ha una responsabilità pubblica deve respirare la bellezza dell’austerità. E questo vale ancor di più per chi si richiama al Vangelo: deve sentire riecheggiare dentro la propria esistenza e il proprio impegno la bellezza delle Beatitudini, un brano evangelico che attraversa tutte le culture ed è un patrimonio dell’umanità.Sono queste persone che devono cominciare, con la loro condotta, a testimoniare e a diffondere “il profumo delle beatitudini evangeliche”. Altrimenti, il rischio è di trovarsi in quella condizione che aveva descritto proprio Balducci in una delle sue omelie. “Il dramma è che noi continuiamo a parlare di Dio, noi continuiamo a girovagare per il mondo con i suoi simboli, con le sue tavole, mentre indisturbata, sicura di sé… la società danza attorno al vitello d’oro”.

(nella foto di Fabiola D’Alessandro, un momento dello spettacolo “Le regole del gioco” messo in scena da bovisateatro nell’auditorium della Casa della carità)

Don Virginio Colmegna ha curato, per Chiarelettere, la prefazione dell’Instant book “Come pecore in mezzo ai lupi”, di Don Primo Mazzolari.

Dal blog di Don Virginio Colmegna

Don Virginio Colmegna

Don Virginio Colmegna nasce a Saronno (Va) il 1 agosto 1945. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1969, nel settembre dello stesso anno consegue la licenza in teologia. Dal 1969 al 1976, viceparroco in una parrocchia della periferia di Milano, collabora con l’Azione Cattolica soprattutto in riferimento ai giovani studenti e alla presenza nella scuola. A partire dal 1981 promuove diverse cooperative e comunità di accoglienza, principalmente nel campo della sofferenza psichica e dei minori. Nel 1982 entra nell’Ufficio vita sociale e lavoro della diocesi in qualità di assistente diocesano del Movimento dei lavoratori di Azione Cattolica. Negli stessi anni diventa vicepresidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. Nel 1990 è nominato parroco della parrocchia “Resurrezione” di Sesto San Giovanni. Nel 1993 è nominato dal cardinal Carlo Maria Martini direttore della Caritas Ambrosiana. Nel 1998 è nominato direttore della delegazione regionale Caritas Lombardia e presidente dell’Agenzia solidarietà per il lavoro (Agesol) impegnata nel reinserimento lavorativo dei detenuti. Nel 2001 è nominato vicepresidente dell’associazione Agenzia di cittadinanza e presidente del progetto Equal “Sostegno all’imprenditorialità sociale”. Nel 2002, il cardinal Martini, prima di lasciare Milano, desideroso di creare un luogo in cui la città esprimesse un’attenzione particolare agli ultimi, fonda la Casa della carità e nomina presidente di questa Fondazione don Colmegna. Il 31 dicembre 2004 don Colmegna lascia la direzione della Caritas Ambrosiana per dedicarsi a tempo pieno alla Fondazione Casa della carità di cui tuttora si occupa. Nel 2005 diventa presidente del progetto Equal “Sviluppo territoriale del welfare di responsabilità” e nel 2006 presidente del Centro ambrosiano di solidarietà.

Bibliografia Virginio Colmegna

 Non per me solo. Vita di un uomo a servizio degli altri (La cultura) (2011)
 I poveri hanno sempre ragione. Storie di preti di strada (La stola e il grembiule) (2010)
 Lo straniero in mezzo a noi (Saggi) (2009)
 Ho avuto fame (Saggi) (2008)
 I poveri (Interviste) (2007)
 È bello per noi stare qui. Per una carità contemplativa (2007)
 Cristiano di parola. L’amabile follia della carità (2005)

 


PDF Creator    Invia l'articolo in formato PDF   

Related Articles

Share

About Author

(0) Readers Comments

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>