MONTEROTONDO- 18 aprile 2012-L’acqua è un bene comune indispensabile e pertanto la gestione delle risorse idriche deve essere affrancata dalle logiche di mercato. E’ netta ed inequivocabile la posizione che il Comune di Monterotondo, delegando all’uopo il vicesindaco di Fiano con il quale era stata ampiamente condivisa, ha portato al tavolo della Conferenza dei sindaci dell’ambito territoriale Acea-Ato 2. La conferenza, tenutasi ieri 17 Aprile, era stata convocata dalla Provincia di Roma per discutere, tra l’altro, della rimodulazione della Carta dei servizi aziendali e del Regolamento idrico territoriale.«Il nostro pensiero – afferma il sindaco Alessandri – è perfettamente in linea con la risoluzione del Parlamento europeo che nel 2006, al Forum mondiale dell’acqua, dichiarò che la gestione delle risorse idriche deve basarsi su una impostazione partecipativa ed integrata, che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale ed in modo democratico. Tenendo conto degli esiti del referendum del giugno dello scorso anno e coerentemente con tali principi, ribaditi anche in occasione dei confronti che la nostra Amministrazione ha avuto con i responsabili locali del Comitato Acqua e Beni comuni, abbiamo lavorato ad una modifica dello Statuto comunale che andrà discussa nel corso della prossima seduta del Consiglio comunale e portato al tavolo della Conferenza dei sindaci alcune proposte precise».Nello specifico: l’eliminazione, dalla tariffa idrica, della quota corrispondente alla remunerazione del capitale investito, nel rispetto degli esiti referendari; la definizione di un percorso che, proprio nel riconoscimento delle ragioni del referendum, assegni ai Comuni dell’Ambito il ruolo di garanti della corretta gestione delle politiche in tema di servizio idrico; la piena attribuzione alla Conferenza dei sindaci e non alla segreteria tecnica di Acea della prerogativa di modifica della Carta dei Servizi.«Per queste ragioni – continua il sindaco – siamo estremamente perplessi riguardo l’intenzione, manifestata dal Comune di Roma, di cedere ad investitori privati il 21 per cento delle proprie azioni in Acea, abbattendo drasticamente la propria partecipazione nella multiutility, sbilanciando in maniera incontrollabile l’assetto dell’azienda, ridimensionando drasticamente il ruolo degli enti locali e aprendo di fatto alla sua privatizzazione, venendo meno agli accordi con i quali è stata data in affidamento ad Acea Ato 2 la gestione in house del servizio idrico integrato e tradendo l’esito referendario».






