ROMA- 9 aprile 2012-Era nata a Firenze il 2 febbraio 1926, figlia di uno dei pittori più celebri del Novecento, Mario Mafai e della scultrice Maria Antonietta Raphael. Ben presto conobbe l’impegno politico, diventando una militante del Partito comunista e partecipando attivamente alla Resistenza. D’atronde, la madre era ebrea e la famiglia patì le infami leggi razziali fasciste del 1938. Nel 1944 viene chiamata a lavorare presso il Ministero dell’Italia occupata da Mauro Scoccimarro. Proprio lì conobbe Giancarlo Pajetta, con il quale intrecciò una relazione che sarebbe durata fino alla morte del partigiano Nullo (questo era il nome di Pajetta durante la lotta contro il nazifascismo). Entrambi erano spostati e la relazione produsse qualche pettegolezzo di troppo, come nel caso, più famoso, di Palmiro Togliatti e di Nilde Jotti.All’impegno politico e sociale (in Abruzzo, dove aveva sposato il segretario regionale del Pci, si dedicherà come assessore al Comune di Pescara alla cura degli indigenti e dei poveri) affianca ben presto l’impegno giornalistico, che predominerà nella seconda parte della sua vita. Prima a “L’Unità” e, dal 1976, a “La Repubblica”, il quotidiano di Eugenio Scalfari che contribuì a fondare e per il quale scrisse fino all’ultimo giorno della sua vita.Ha pubblicato una serie notevole di libri, che mostrano i suoi molteplici interessi, tutti diretti alla costruzione di una società più equa. Miriam era una donna di sinistra dura, mai scesa a compromessi con la sua coscienza, così come era il compagno della sua vita, Giancarlo Pajetta. Comunisti di altri tempi, il cui impegno politico era prioritario rispetto a qualsiasi altra cosa. Una volta dichiarò: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».
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