Comunicati Stampa Cultura — 23 dicembre 2010

ASSOMENSANA

ASSOMENSANA

L’esercizio fisico può migliorare le performance cognitive, in particolare dei più giovani, secondo il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana. Pallavolo, basket e calcio sono gli sport più quotati dai neuropsicologi a favore del cervello.Pronti al via: tra i buoni propositi per il nuovo anno, ormai alle porte, dovrebbe esserci quello di incrementare il movimento, che non solo, come tutti sanno, favorisce la salute del corpo, ma anche, come molti ignorano, ha effetti benefici sulla mente.L’equazione “più attività motoria = più prestazioni intellettive” viene sottolineata da ASSOMENSANA, Associazione di neuropsicologi che dal 2004 sono impegnati nella prevenzione dell’invecchiamento mentale a ogni età. Nel caso dell’esercizio fisico, sarebbero i bambini e i ragazzi ad avvantaggiarsi di più in quanto il moto regolare può influire sullo sviluppo delle capacità cognitive durante la fase di crescita.Una recente indagine dell’Università dell’Illinois conferma le raccomandazioni di Assomensana, come riferisce il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente dell’Associazione: «Per mezzo della risonanza magnetica, i ricercatori americani hanno riscontrato nel cervello di alcuni bambini sportivi di 9-10 anni un ippocampo più esteso rispetto a quello di coetanei sedentari. Infatti l’esercizio fisico consente una più capillare irrorazione sanguigna dell’organo, una produzione di sostanze benefiche, come le endorfine, e una riduzione delle tensioni muscolari e nervose. Queste condizioni aiutano le strutture cerebrali deputate allo svolgimento delle funzioni cognitive superiori, tra cui memoria, attenzione, concentrazione, linguaggio e ragionamento».Nei giovani, un maggior movimento comporta un miglior rendimento scolastico e, in generale, brillanti abilità intellettive, per cui i genitori dovrebbero esortare i figli a “mettersi in moto”. «Va considerato che, rispetto ai bambini “pigri”, quelli più attivi hanno maggiori occasioni di scambi sociali con adulti e coetanei e si intrattengono in ambienti che presentano stimoli diversi dai soliti (come invece a casa e a scuola); inoltre hanno l’opportunità di affinare il coordinamento visuo-spaziale per conseguire l’obiettivo dell’allenamento», specifica il neuropsicologo, «Tutte queste situazioni stimolano significativamente le strutture cerebrali (ippocampo per la memoria, lobo frontale per l’attenzione e la concentrazione, lobi temporali per la comprensione e la produzione del linguaggio, lobo parietale per l’organizzazione visuo-spaziale, lobo occipitale per la percezione visiva, strutture subcorticali per le percezioni propriocettive – percezione della posizione del corpo – e per il coordinamento fisico), rinforzando di conseguenza le capacità mentali».Ma da dove partire? Uno sport vale l’altro oppure una pratica si dimostra più efficace di tante altre? In soccorso di genitori e figli, alle prese con la scelta  dell’attività fisica, nonché mentale, per il 2011, arriva Assomensana; suggerisce il dottor Iannoccari: «Premesso che tutti gli sport sortiscono effetti positivi, per un maggiore sviluppo cognitivo è meglio preferire sport “simmetrici”, che fanno impiegare entrambi gi arti (destro e sinistro) di tutte e due le porzioni del corpo (superiore e inferiore); “complessi”, in cui i movimenti non sono predefiniti e ripetitivi, ma molteplici e imprevedibili, e di “squadra”, nei quali bisogna tener conto delle relazioni interpersonali.Di questa categoria fanno parte la pallavolo, il basket, la pallanuoto e il calcio, che prevedono il gioco di gambe, braccia e, soprattutto, di gruppo».In rapporto alla “portata” della mente, il team vince sul single… e il soft sull’hard, come sottintende il presidente di Assomensana: «Altre discipline hanno caratteristiche diverse e stimolano specifiche aree cognitive, come i giochi “a due”, tra cui judo, karate e scherma, o prove in “solitaria”, quali la maratona e il nuoto, che stressano il concetto di resistenza alla fatica e concentrazione. Francamente si tratta di sport senz’altro “fisici” ma cognitivamente poco remunerativi».Un ultimo dubbio può assillare la mente dei futuri atleti: quanto tempo è necessario dedicare all’attività fisica per ottenere buoni risultati sul “muscolo” cervello? Risponde il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari:. «Per quanto riguarda l’allenamento, non occorre trasformarsi in campioni professionisti, ma tre sessioni alla settimana, ognuna della durata di un’ora, sono più che sufficienti per far bene alla mente. Il nostro messaggio educativo, lo stesso che emerge dallo studio dell’Università dell’Illinois, vuole evidenziare ancora una volta che l’adozione di stili di vita improntati al movimento fisico è fondamentale per propiziare una buona salute fisica e mentale dei propri figli. Per valorizzare e diffondere il concetto, nel 2011 Assomensana metterà in campo iniziative popolari, rivolte a tutti, che spiegheranno come fare a mantenere la mente sempre giovane con il fitness del cervello, basato su semplici e facili esercizi, fisici e intellettuali». .

Per informazioni al pubblico:
dr Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana,
tel. 039.2320032     cell. 392-6360914
sito www.assomensana.it <http://www.assomensana.it>
email info@assomensana.it


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